Dopo un'interruzione imprevista di più di una settimana, torna la continuazione del racconto della ragazza comparsa!
Il sole bagnava l'orizzonte, tingendo le nuvole di sfumature dorate e rosee. Il vento, un po' più fresco con l'avvicinarsi della notte, cominciò a soffiare più forte portando lontano i semi che cadevano dagli alberi, ma Gustavo sembrava non sentire nulla di quello che accadeva intorno a lui. Non voleva ancora tornare alla casa, che non sentiva più come sua. Vide il sole infiammare la città con la sua luce, il cielo da rosa tenue passò a violaceo, e la luna fece la sua comparsa nel cielo, accompagnata da alcune stelle che brillavano chiare, come a mandare messaggi dal cielo blu. Soltanto allora il ragazzo ritornò sui suoi passi e si avviò verso la sua dimora.
Una volta arrivato, si diresse verso lo specchio che lo tormentava, e con decisione lo tolse dalla parete. Lo specchio era più pesante di quello che lui si ricordava di quando lo aveva messo lì. Con passo traballante sotto il peso dell'oggetto, Gustavo lo portò in biblioteca e lo mise in uno spazio esistente tra uno degli scaffali e la parete, accanto alla scrivania, con la superficie luccicante rivolta verso la parete. Però a lui non piacque l'aspetto della parete vuota. Rimase a pensare cosa poteva mettere al posto dello specchio, e si ricordò di una serie di quadri che aveva trovato un giorno, in una delle stanze della casa che non usava mai. Salì le scale ed entrò nell'ultima stanza alla destra, dove un mucchio di cose vecchie era impilato ad accumulare polvere. Lui aveva portato lì tutte le cose rotte e che non gli servivano, sperando di buttarle via un giorno, che non arrivava mai. I quadri si trovavano dentro un vecchio armadio senza porte. Alcuni erano sbiaditi, un'altro aveva un taglio da una parte all'altra della cornice, in due di essi si poteva scorgere un'ombra marrone che un giorno poteva essere stata un ritratto. Uno, però, era in ottimo stato, ed era anche piacevole allo sguardo, anche se non si capiva bene cos'era dipinto. Sembrava uno di quei quadri astratti che si trovano in giro in tanti posti. Gustavo lo prese e lo portò giù dalle scale, lo pulì dalla polvere e le ragnatele e lo mise dove fino a poco tempo fa era appeso lo specchio dei suoi incubi.
Dopodiché la vita si normalizzò. Le apparizioni lasciarono di perseguitarlo, i suoi nervi si calmarono, tutto tornò ad essere come prima: una bella e pacifica routine fatta di lavoro, passeggiate e serate in compagnia dei suoi libri, la sua TV o i suoi colleghi. Persino con Stella parlava di più. Uscirono insieme un paio di volte, anche se mai da soli, ma in gruppi di amici che uscivano dall'hotel dopo una giornata lunga di lavoro e andavano ad ascoltare musica e a chiacchierare in uno dei pochi ristoranti del centro della città. Lui si sentiva più socievole, anche se non erano frequenti le sue serate di divertimento insieme agli altri. Per lo più si godeva di più le esplorazioni nel bosco: cercava di scoprire nuovi sentieri, nuovi posti isolati di naturalezza incontaminata dove poter sedersi, chiudere gli occhi e sentire il canto degli uccelli, il rumore delle foglie sotto il lieve tocco del vento, il fruscio dell'erba sotto le sue scarpe e il ronzio degli insetti che gli volavano intorno. Si sentiva nuovamente in pace. E il ricordo di Isabella cominciò a svanire dalla sua mente, come un'ombra che non faceva più parte della sua vita.
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