maggio 24, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Il segreto di Gustavo

Mentre Isabella gli toglieva la vita col suo bacio terrificante, Gustavo si ricordò poco a poco di tutto quello che aveva lasciato indietro. L'infanzia trascorsa in quella piccola casa polverosa che sua madre faceva fatica a pagare, l'adolescenza solitaria, tutti i pomeriggi passati rinchiuso in camera da letto, a fissare il tetto e sognare con altri mondi. 
Si ricordò della prima volta in cui aveva desiderato una donna, gli inseguimenti, i piani, la soddisfazione che sentì quando finalmente la raggiunse e la prese per sé. Non erano state molte donne, ma abbastanza per cancellare dalla sua mente i dettagli, le facce, in modo a rimanere soltanto le reminiscenze delle grida, le lacrime, gli sguardi pieni di terrore. Lui non era sicuro di quando Isabella era stata una delle sue vittime. Alla fine, erano stati tanti corpi, tante facce belle e indifese, nascoste da capelli biondi o bruni, lunghi o arruffati dalla lotta. Facce pallide e piangenti sotto la sua propria, piena di gioia e lussuria mentre lui le prendeva e si soddisfaceva. Quella ragazza che adesso gli succhiava l'anima non doveva essere lì. Era uno sbaglio. Lei doveva essere sepolta da qualche parte, in un posto che nemmeno lui sapeva dove si trovava, a dormire per sempre sotto la terra scura e fredda.

Quando lui decise di cercare di controllare i suoi desideri e i suoi bisogni, ignorando i suoi impulsi e trasferendosi in un posto isolato dove non potessero più apparire, pensò di avere trovato la redenzione. Ma adesso capiva che non era stato sufficiente. Non poteva fuggire. La solitudine che si aveva imposto come condanna per le sue azioni non era un prezzo abbastanza alto da pagare. Lei lo aveva trovato, era uscita da chissà quale buca dove lui l'aveva sepolta ed era andata al suo incalzo in quella cittadina sperduta fra le montagne.
ragazza morta in cerca di vendettaSentendosi morire, lui alzò lo sguardo oltre la spalla bruna della fanciulla morta, e vide il quadro che era appeso dove prima si trovava lo specchio. Proferì un ultimo grido di spavento, soffocato dalle labbra rigide d'Isabella che non si staccavano da lui. Gridava perché nel quadro c'erano tutte, guardandolo dalla cornice, con gli occhi spalancati e luccicanti di vendetta.
Con gli ultimi lumi di lucidità il ragazzo pensò: - Come mai non mi sono reso conto di quello? - e sprofondò nel buio della morte.

Il vicinato fu sconvolto per la notizia della scomparsa di Gustavo. Quando finalmente la polizia buttò giù la porta della vecchia casa, tutto sembrava essere al suo posto. Le finestre erano chiuse, il letto, sfatto come se qualcuno l'avesse abbandonato nel mezzo della notte. Trovarono due bicchieri d'acqua sul tavolino del salotto che si trovava fra la poltrona ed il divano. Aprirono un'inchiesta, cercarono il ragazzo nelle città vicine, ma tutto fu invano. Con il correre del tempo la notizia non era più interessante. Alla fine lui era un ragazzo che non aveva nessun legame in quella città, e non erano arrivate persone a chiedere di lui. Soltanto Stella piangeva disperata la scomparsa repentina di colui che era diventato per lei un'ossessione.  
E nella casa vecchia, adesso vuota e libera dell'intrusione dei poliziotti, un quadro singolare appeso alla parete del salotto raffigurava un bacio fra un ragazzo orrorizzato e una fanciulla dagli occhi di ghiaccio. 

maggio 17, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Il passato alla porta

- Scusa presentarmi così a quest'ora - disse la ragazza con un filo di voce - io avevo proprio bisogno di un posto dove stare, e solo mi veniva in mente casa tua.
Lui non rispose nulla, concentrato com'era nel guardare la fanciulla. Tutto era esattamente come la prima volta: lo stesso vestito blu lungo fino ai ginocchi, che cingeva la sua cintura per poi scendere come un velo leve e svolazzante sulle gambe; la stessa acconciatura, con i capelli raccolti da un nastro di seta blu (l'unica differenza era che adesso i capelli erano asciutti e ordinati), la stessa valigetta in mano. Gli venivano in mente così tante domande che non riusciva a parlare niente. Come mai se n'era andata senza dire niente? Perché non aveva lasciato un messaggio, un indirizzo per trovarla? 
Voleva sapere tutto su di lei, per non perderla nuovamente. Finalmente riuscì a schiarirsi la gola, e con la voce roca la invitò a entrare nel salotto e accomodarsi nel divano. Le offrì qualcosa da mangiare, ma lei rifiutò, accettando invece un bicchiere d'acqua. Sembrava essere più calma, e dopo alcuni minuti di imbarazzante silenzio, cominciarono a parlare tutt'e due allo stesso tempo. Lui le raccontò come la aveva cercata dappertutto, ma quando cominciò a domandarle dov'era stata o cosa aveva fatto in quel tempo Isabella cambiò discorso e gli chiese come andava il lavoro. Tutta la notte passò allo stesso modo: parlarono di un sacco di cose, ma ogni volta che lui le porgeva alcuna delle domande che gli giravano in testa, lei parlava d'altro o faceva finta di non aver sentito la domanda. 

L'alba cominciava a dipingere di rosa il cielo, e gli uccelli si avevano già svegliato e cantavano il suo saluto al sole. Gustavo ed Isabella ancora parlavano nel salotto della vecchia casa. Il ragazzo era ormai stufo di tutte le elusioni di Isabella. Prima di salutarla e andare a letto, la guardò negli occhi e le chiese seriamente una spiegazione per il suo comportamento. Dove era andata? Perché era sparita così? 
fanciulla guarda freddamenteIsabella allora lo guardò di forma strana, e gli disse con una voce fredda che gli fece rizzare i capelli della nuca: - Non ho niente da spiegare. E comunque tu sai bene dov'ero. Oggi sono tornata per non partire più. Puoi tranquillizzarti: non andrò via. 

Dicendo ciò, la fanciulla si alzò dal divano e si avvicinò lentamente a Gustavo, che la guardava confuso, cercando di capire le sue parole. Lei si abbassò, prese la sua faccia fra le mani delicate e lo baciò con quella bocca che lo aveva incantato. Al tocco di quelle labbra il cuore di Gustavo si congelò, e i suoi polmoni si fermarono, poiché quelle labbra erano gelide come la neve appena caduta, e le mani che lo afferravano per le guance erano dure, come pinze d'acciaio che gli facevano male e lo bloccavano nel suo posto. Lui volle liberarsi dalla ragazza che lo imprigionava nel suo abbraccio di ghiaccio, togliendogli il calore della vita, ma non ci riuscì. 
Cercò allora di gridare, di chiedere aiuto, ma la gola era contratta dalla paura, e le labbra prigionieri di quel bacio inaspettato che lo uccideva. Con gli occhi spalancati cercò gli occhi della ragazza, e vide una scintilla di gioia e odio nelle nere pupille di lei. E finalmente capì. Lei era il suo passato. Lui aveva cercato di lasciarlo indietro, ma questo lo aveva trovato.


Non perdere l'ultima parte di questa storia. Alla prossima!


maggio 03, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Isabella ricompare

Il tempo passò. Una notte, Gustavo tornava a casa dopo esser stato nel bosco come di consueto, quando vide un'ombra che lo seguiva per il sentiero. Le prime case della città cominciavano ad apparire ai fianchi del cammino, e lui si guardò intorno per vedere se c'era qualcuno, ma le case erano silenziose, soltanto la luce usciva da alcune finestre illuminando la strada. Si girò per guardare dietro di sé, ma non vide altro che alcuni gatti che fuggivano fra le case e i giardini. Quando riprese la sua strada, fugacemente intravide la faccia di Isabella in una delle finestre più alte di una casa alla sua destra. Si fermò, con il cuore in gola, e scrutò nuovamente la facciata della casa, ma adesso tutte le finestre erano spente, e si vedeva soltanto il riflesso delle stelle diamantine sulla superficie lucida dei vetri. Cominciò a camminare svelto, quasi a correre, fino ad arrivare a casa sua, dove entrò in bagno e cercò di vomitare, ma non uscì niente. Sentiva una stretta nello stomaco e, quando si vide allo specchio, la sua faccia sembrava coperta di una maschera di cera. 
ragazza paesaggio notturno Cercò di scacciare le visioni. Accese la TV per avere un po' di rumore intorno, e prese un libro per distrarre la mente spaventata, ma non riuscì a capire una riga di quello che leggeva. Dopo più o meno un quarto d'ora in cui non era uscito dal primo paragrafo del libro, si diede per vinto, chiuse il libro e se ne andò a letto, lasciando la TV accesa. 

Si svegliò a tarda notte, morendo dalla sete. Scese le scale, bevve due bicchieri d'acqua gelata in cucina e stava andando verso il salotto per spegnere la TV quando sentì un rumore alla porta, come se un ramo d'albero stesse battendo contro il legno, che si ripeteva senza interruzione, richiamandolo con urgenza. Ancora un po' spaventato e mezzo addormentato, Gustavo sbirciò dalla finestra del salotto, e il suo cuore gli si fermò nel petto. Davanti all'uscio c'era Isabella, bagnata dall'argento della luna piena. La fanciulla guardava dietro di sé con aria guardinga, e batteva la porta con insistenza, come se da un momento all'altro qualcuno dovesse apparire all'altro capo della strada deserta. 
Gustavo era sotto shock, e per un attimo non seppe se stava sognando. Come un automa, andò verso l'uscio e lo aprì.