Il principe azzurro sosta davanti alla porta del castello. Nella torre, la principessa aspetta che lui venga a salvarla.
Ma lui è fermo a guardare l'uscio con gli occhi sbarrati, le viscere in un morso di ghiaccio, i piedi incollati al pavimento come se ne facessero parte. La mano sull'impugnatura della spada trema, e lui esita mentre alla principessa il tempo sta per scadere; le guance rigate di lacrime, le braccia consunte che non hanno più forze per sbattere la porta, le gambe che non sorreggono più il suo corpo stanco, affamato, le dicono che manca poco alla fine.
La sua gola, secca di sete e di tanto gridare, non emette più alcun suono, e la principessa tace, sdraiata sul pavimento freddo, con l'ultima speranza riposta nella promessa di salvezza che le diede il suo principe. Ma lui esita ancora, e passano i secondi, uno, due, tre o quattro ore, e finalmente la porta si apre, il mostro gigantesco lo prende e lo ammazza, lo schiaccia e lo divora, mentre nella torre la principessa chiude gli occhi, mentre il suo ultimo desiderio vola alla libertà che ormai ha perso per sempre.