Ma Gustavo sapeva che non era stato un sogno. Lui aveva impresso nella mente il suono della voce di Isabella, allegra e piena di vita, ricordava i suoi occhi che sembravano ipnotizzarlo, la forma della sua bocca e del suo sorriso, i capelli che cadevano come cascate d'ebano sulla sua schiena.
Al lavoro il giovane non riusciva a concentrarsi nei suoi compiti. Se prima era stato una persona riservata, adesso era addirittura burbero, con i colleghi ma anche con gli ospiti dell'hotel. Guardava le persone come se fossero trasparenti, o come se cercasse in loro qualcosa che non riusciva a trovare. Se i suoi colleghi lo chiamavano per uscire dopo il turno, diceva seccamente di no o fingeva di non averli sentito.
Dopo il lavoro camminava, come di consueto, sul sentiero che portava al bosco e in cima alla montagna, ma adesso al contemplare la luce dorata bagnare la città non sentiva gioia, piuttosto guardava ogni casa domandandosi se lei era lì da qualche parte che gli era ignota.
Stella era preoccupata per Gustavo. Il loro capo era sempre più insoddisfatto del lavoro svolto dal ragazzo, alcuni ospiti avevano fatto dei reclami, e lei lo vedeva allontanarsi ogni giorno di più da lei e da tutti gli altri. Cercò di avvicinarglisi, ma a ogni tentativo che faceva lui la respingeva con fermezza, nascondendosi dietro una corazza di cortesia gelida e silenziosa.
Il giovane soffriva la sua solitudine isolandosi da tutti. Neanche lui capiva la contraddizione del suo comportamento, ma non riusciva a fare altrimenti. Lui non era socievole per natura, e l'idea di condividere il suo dolore per la perdita di una persona che aveva visto una sola volta in vita sua neanche gli sfiorava i pensieri. Eppure la sua routine di lavoro, passeggi solitari e notti accompagnato da sé stesso non aveva più incanto. Qual'era lo scopo di tutto ciò? Desiderava soltanto poter parlare ancora con Isabella.
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