aprile 28, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Senza lo specchio

Dopo un'interruzione imprevista di più di una settimana, torna la continuazione del racconto della ragazza comparsa!

Il sole bagnava l'orizzonte, tingendo le nuvole di sfumature dorate e rosee. Il vento, un po' più fresco con l'avvicinarsi della notte, cominciò a soffiare più forte portando lontano i semi che cadevano dagli alberi, ma Gustavo sembrava non sentire nulla di quello che accadeva intorno a lui. Non voleva ancora tornare alla casa, che non sentiva più come sua. Vide il sole infiammare la città con la sua luce, il cielo da rosa tenue passò a violaceo, e la luna fece la sua comparsa nel cielo, accompagnata da alcune stelle che brillavano chiare, come a mandare messaggi dal cielo blu. Soltanto allora il ragazzo ritornò sui suoi passi e si avviò verso la sua dimora.

Una volta arrivato, si diresse verso lo specchio che lo tormentava, e con decisione lo tolse dalla parete. Lo specchio era più pesante di quello che lui si ricordava di quando lo aveva messo lì. Con passo traballante sotto il peso dell'oggetto, Gustavo lo portò in biblioteca e lo mise in uno spazio esistente tra uno degli scaffali e la parete, accanto alla scrivania, con la superficie luccicante rivolta verso la parete. Però a lui non piacque l'aspetto della parete vuota. Rimase a pensare cosa poteva mettere al posto dello specchio, e si ricordò di una serie di quadri che aveva trovato un giorno, in una delle stanze della casa che non usava mai. Salì le scale ed entrò nell'ultima stanza alla destra, dove un mucchio di cose vecchie era impilato ad accumulare polvere. Lui aveva portato lì tutte le cose rotte e che non gli servivano, sperando di buttarle via un giorno, che non arrivava mai. I quadri si trovavano dentro un vecchio armadio senza porte. Alcuni erano sbiaditi, un'altro aveva un taglio da una parte all'altra della cornice, in due di essi si poteva scorgere un'ombra marrone che un giorno poteva essere stata un ritratto. Uno, però, era in ottimo stato, ed era anche piacevole allo sguardo, anche se non si capiva bene cos'era dipinto. Sembrava uno di quei quadri astratti che si trovano in giro in tanti posti. Gustavo lo prese e lo portò giù dalle scale, lo pulì dalla polvere e le ragnatele e lo mise dove fino a poco tempo fa era appeso lo specchio dei suoi incubi.

Libertà, naturalezzaDopodiché la vita si normalizzò. Le apparizioni lasciarono di perseguitarlo, i suoi nervi si calmarono, tutto tornò ad essere come prima: una bella e pacifica routine fatta di lavoro, passeggiate e serate in compagnia dei suoi libri, la sua TV o i suoi colleghi. Persino con Stella parlava di più. Uscirono insieme un paio di volte, anche se mai da soli, ma in gruppi di amici che uscivano dall'hotel dopo una giornata lunga di lavoro e andavano ad ascoltare musica e a chiacchierare in uno dei pochi ristoranti del centro della città. Lui si sentiva più socievole, anche se non erano frequenti le sue serate di divertimento insieme agli altri. Per lo più si godeva di più le esplorazioni nel bosco: cercava di scoprire nuovi sentieri, nuovi posti isolati di naturalezza incontaminata dove poter sedersi, chiudere gli occhi e sentire il canto degli uccelli, il rumore delle foglie sotto il lieve tocco del vento, il fruscio dell'erba sotto le sue scarpe e il ronzio degli insetti che gli volavano intorno. Si sentiva nuovamente in pace.  E il ricordo di Isabella cominciò a svanire dalla sua mente, come un'ombra che non faceva più parte della sua vita. 

 

aprile 19, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Riflessi e riflessioni

Nel suo lavoro, le cose non andavano bene per Gustavo. Adesso non era distratto per il ricordo di Isabella, ma era spaventato dall'idea di trovarsela davanti quando passava davanti a qualunque specchio. Nell'hotel ce n'erano parecchi: Dietro al bancone della reception la parete era ricoperta da uno specchio grande e luccicante che rifletteva la porta e gli ospiti che entravano; in ogni piano dell'hotel erano appesi due paia di specchi antichi dalla cornice argentata. Il ragazzo evitava di guardare gli specchi ogni volta che attraversava i corridoi per svolgere alcun incarico, e quando doveva fare il turno alla reception rimaneva fermamente di fronte alla hall d'ingresso. Ma anche così aveva paura. Alcune volte Stella lo trovava a guardare con timore le finestre ad arco che si trovavano ai lati della porta principale, come se si aspettasse di vedere un'apparizione.
Il suo corpo cominciava a dare i segni della tensione. Era dimagrito parecchio, il suo viso pallido aveva sempre un'espressione tesa, gli occhi spalancati e assenti. Non dimostrava interesse verso le cose che lo circondavano, all'infuori  degli specchi, non parlava più niente con nessuno. Era come un'ombra che veniva, svolgeva a malapena i suoi compiti e se ne andava barcollando per la via principale, evitando i pedestri con passi incerti e attraversando le strade nei momenti sbagliati. Una volta una delle poche macchine della città quasi lo investì. Lui non se ne rese conto, per quanto l'autista l'avesse ricoperto d'insulti. 

Un giorno, stabilì che aveva bisogno di una boccata d'aria e, uscito più presto dal lavoro, decise di fare una passeggiata per il bosco, cosa che non faceva da un bel po'. Però, invece di prendere il solito cammino, prese una stradina che circondava l'hotel e scendeva a ovest verso un altro ponto della città, andando a finire in una parte del bosco in cui lui non era mai andato prima.
In quel posto gli alberi erano più fitti, i rami si stendevano sulle traccie di quello che era stato un sentiero, i fiori sbocciavano fra l'erba. Camminò fino a quando gli alberi glielo permisero, e poi rimase a guardare la cittadina ai suoi piedi: le case basse e antiche, molto simili fra loro con i suoi tetti triangolari, le strade di pietra su cui andavano poche macchine e molte biciclette, la piazza centrale immersa nella luce del tramonto. Gli uccelli ancora cinguettavano mentre volavano di volta alle proprie dimore. Una folata di vento caldo spettinò i capelli del ragazzo e scuoté i rami degli alberi attorno a lui. Ma Gustavo non sentiva il calore, né vedeva la bellezza del paesaggio davanti a lui. Stava pensando alla sua situazione: era da solo al mondo, in una città che ancora non conosceva del tutto. Non si era mai importato prima con la solitudine. Per lui la vita era sempre stata così, non sentiva il bisogno di fare parte di un gruppo, di condividere le sue gioie o le sue tristezze con nessuno. Per lui le persone erano parte del paesaggio, con cui interagiva, ma a cui non mostrava mai la vera intimità del suo essere. L'unica persona che l'aveva toccato nel profondo era Isabella. Con lei sentì per la prima volta l'emozione di poter esprimersi del tutto davanti a un'altro essere umano. Lei era sparita, portandosi dietro quel sentimento inaspettato. E adesso lo perseguitava come apparizione, uno spettro che abitava negli specchi attorno a lui. 
Per quanto si sforzasse di scacciare via la paura, questa si insinuava in lui ogni volta che passava davanti a uno specchio o qualsiasi superficie riflettente. Ogni sforzo di razionalizzare la situazione, di dirsi che era tutto prodotto della mancanza di sonno e dei nervi eccitati, era vano. Il panico stava per invadere del tutto la sua mente.

aprile 18, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Il riflesso nello specchio

Una notte in cui cominciava a sentirsi veramente il caldo, Gustavo spense la televisione e decise di leggere un po' a letto prima di addormentarsi. Si alzò dal divano e fu verso la piccola biblioteca che aveva fatto nella stanza adiacente al salotto, in cui si entrava attraverso una porticina alla destra del camino. In quella stanza, lui aveva messo degli scaffali con tutti i libri che aveva acquistato finora, e che avevano riempito una delle valigie con cui era arrivato in città. Gli scaffali erano disposti nelle pareti a sinistra e a destra della porta, così all'entrare in biblioteca poteva vedere la vecchia scrivania sistemata proprio sotto il davanzale della grande finestra, che lasciava entrare il sole pomeridiano a illuminare i titoli di tutti i libri che riposavano lì. 
In quel momento però, era la luce della luna che sfiorava delicatamente i lombi dei libri e il legno scuro e massiccio della scrivania, mobile che aveva fatto parte dell'arredamento originale della casa e a cui lui si era affezionato. In uno dei suoi cassetti aveva messo tutti i suoi documenti più importanti. L'altro era chiuso quando lui aveva acquistato la casa, e non aveva mai saputo dov'era la chiave.

Gustavo entrò e si diresse verso uno scaffale alla sua sinistra. Aveva acquistato alcuni libri il mese scorso (una delle poche spese in cui non risparmiava niente), e voleva scegliere quale leggere adesso. Quando fece la sua scelta e uscì dalla biblioteca, alzò lo sguardo e vide la figura di Isabella riflessa nello specchio appeso in salotto, proprio davanti alla porta da cui era appena uscito. Il suo cuore saltò nel suo petto, lui sbatté le palpebre e guardò di nuovo verso lo specchio, ma trovò soltanto la sua figura magra e un po' curva, gli occhi piccoli brillavano paurosi in un volto pallido, la mano tremante reggeva un libro.
Salì lentamente le vecchie scale che scricchiolavano sotto i suoi passi (per sistemare tutta la casa ci si volevano molti più soldi di quelli che lui aveva quando si era trasferito lì) e entrò nella sua camera, pensando che forse stava impazzendo. Chiuse gli occhi e fece un respiro profondo. Si tolse i vestiti e si infilò nel letto, e il contatto fresco delle lenzuola pulite lo calmò un po'. Comunque rimase sveglio a lungo, leggendo fino ad addormentarsi, quando già era notte fonda. 

Da quella notte, lo stesso fenomeno accadde ripetutamente: Alcune volte, quando lui passava davanti allo specchio, sentiva un paio d'occhi che lo fissavano da qualche parte. Se sbirciava sopra l'ombro o con la coda dell'occhio poteva vedere la figura d'Isabella, nel suo volto un sorriso sornione. Ma se lui si voltava verso lo specchio vedeva soltanto il suo riflesso e lo spavento nei suoi occhi. Gustavo cominciò a sentir una grande paura.

aprile 15, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Il peso della solitudine

Ma Gustavo sapeva che non era stato un sogno. Lui aveva impresso nella mente il suono della voce di Isabella, allegra e piena di vita, ricordava i suoi occhi che sembravano ipnotizzarlo, la forma della sua bocca e del suo sorriso, i capelli che cadevano come cascate d'ebano sulla sua schiena. 
ragazzo si sente solo contemplativoAl lavoro il giovane non riusciva a concentrarsi nei suoi compiti. Se prima era stato una persona riservata, adesso era addirittura burbero, con i colleghi ma anche con gli ospiti dell'hotel. Guardava le persone come se fossero trasparenti, o come se cercasse in loro qualcosa che non riusciva a trovare. Se i suoi colleghi lo chiamavano per uscire dopo il turno, diceva seccamente di no o fingeva di non averli sentito.
Dopo il lavoro camminava, come di consueto, sul sentiero che portava al bosco e in cima alla montagna, ma adesso al contemplare la luce dorata bagnare la città non sentiva gioia, piuttosto guardava ogni casa domandandosi se lei era lì da qualche parte che gli era ignota. 

Stella era preoccupata per Gustavo. Il loro capo era sempre più insoddisfatto del lavoro svolto dal ragazzo, alcuni ospiti avevano fatto dei reclami, e lei lo vedeva allontanarsi ogni giorno di più da lei e da tutti gli altri. Cercò di avvicinarglisi, ma a ogni tentativo che faceva lui la respingeva con fermezza, nascondendosi dietro una corazza di cortesia gelida e silenziosa. 
Il giovane soffriva la sua solitudine isolandosi da tutti. Neanche lui capiva la contraddizione del suo comportamento, ma non riusciva a fare altrimenti. Lui non era socievole per natura, e l'idea di condividere il suo dolore per la perdita di una persona che aveva visto una sola volta in vita sua neanche gli sfiorava i pensieri. Eppure la sua routine di lavoro, passeggi solitari e notti accompagnato da sé stesso non aveva più incanto. Qual'era lo scopo di tutto ciò? Desiderava soltanto poter parlare ancora con Isabella.

aprile 13, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - La casa vuota

Quel giorno il tempo sembrò non voler passare. Gustavo guardava il vecchio orologio appeso alla parete nella hall dell'hotel, aspettando ansioso il momento di poter tornare a casa e continuare a conoscere quella visitante affascinante e inattesa. Ma le ore scorrevano piano, e lui diventava sempre più impaziente, in modo che anche il suo lavoro, di consueto eseguito con precisione, ne soffrì. Lui era distratto e assente, e a volte sorrideva tra sé. Stella notò il suo cambiamento e si incuriosì. Rimase a fantasticare su cosa era successa il giorno anteriore per lasciare il collega in quello stato di ansia ma anche di contentezza. In momento in cui non c'era molto da fare, lei si fece coraggio e gli chiese se aveva ricevuto qualche buona notizia. Il giovane le sorrise (per la prima volta da quando lavoravano insieme) e le rispose che no, semplicemente aveva trascorso una notte molto buona ed era molto felice. La risposta non soddisfece appieno la ragazza, ma lei rimase comunque colpita dal sorriso dedicatole dal collega, e ci pensò parecchio durante il resto della giornata.

ragazza dallo sguardo enigmaticoQuando Gustavo era uscito per lavorare, la sua ospite era ancora addormentata. Però quando lui ritornò, Isabella non era più a casa. Lui cercò invano qualche vestigio della sua visita, ma non trovò niente: il letto era fatto come se nessuno ci avesse dormito, il telo da bagno piegato con cura. Lei non aveva lasciato neanche una riga per ringraziarlo o per dirgli dove andava. Il ragazzo, disperato, rimase a vagare per ogni stanza della casa, immerso in una nostalgia che non aveva mai sentito prima. Era come se, all'improvviso, mancasse qualcosa in quella che finora era la sua dimora perfetta. Finalmente ritornò nella sua camera e si sdraiò lì dove la fanciulla aveva riposato. Cercò di leggere un po' per prendere il sonno, ma invano. Tutta la notte rimase a pensare a Isabella e ai suoi occhi neri, al modo come si illuminavano mentre loro chiacchieravano in salotto e lei difendeva con emozione un suo punto di vista.  
Durante i giorni seguenti, Gustavo cercò informazioni sulla ragazza fra i vicini e in città. Ma nessuno sapeva di lei. Non avevano visto nessuna giovane simile a quella che lui descriveva, e non c'erano stati forestieri in città da quando lui era arrivato. Allibito, il ragazzo cominciò a pensare che forse lui stava impazzendo. O forse era tutto stato un sogno di quella notte di tempesta.

aprile 10, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - La ragazza nella tempesta

Una notte, una tempesta si abbatté sulla città. Il vento agitava gli alberi, le gocce d'acqua, grosse e veloci, picchiavano le finestre come se chiedessero il permesso di entrare, mentre scuotevano le foglie che lottavano per rimanere attaccate ai rami degli alberi e bagnavano le strade con ferocia. Gustavo era al riparo nel suo salotto, leggendo un libro e, a intervalli, addormentandosi cullato dal frastuono della pioggia, che era per lui una buona compagnia notturna. Stava in procinto di andare a letto quando, tutt'a un tratto, sentì suonare il campanello. 
Aspettò un attimo, per essere certo che non l'aveva immaginato, ma sentì nuovamente il suono stridente del campanello e lui guardò attraverso le tende per vedere chi poteva essere, sorpreso di essere visitato (mai aveva ricevuto la visita di qualcuno) e sopratutto in quel orario e sotto quelle condizioni climatiche. 

donna sotto la pioggia
C'era una ragazza sulla soglia della porta, bagnata fradicia e tremante di freddo. Lui non la conosceva ma, vedendola in quelle condizione, ne ebbe pietà e corse ad aprire la porta. Lei entrò e sospirò alleviata. Gustavo le offrì la sua poltrona, mettendola ancora più vicina al camino, e andò in fretta a cercare un telo da bagno per lei, ma la ragazza gli disse che preferiva cambiarsi i vestiti bagnati. Fu soltanto in quel momento che lui si rese conto che in una delle sue mani lei afferrava una piccola valigia marrone. Un po' scioccato dalla sua disinvoltura, la portò in una delle camere da letto vuote e le indicò con un cenno del capo la porta del bagno. Fino a quell'istante lui non sapeva niente sulla fanciulla, che non gli aveva detto il suo nome o perché si trovava in quel posto, ma in cuor suo sapeva una cosa: era la donna più bella che avesse mai visto in vita sua. 
Anche se era tutta bagnata, la sua bellezza era notevole: i capelli scuri da cui colava l'acqua, gli occhi grandi, neri come pietre di onice, che brillavano fra ciglia folte e lunghe. La pelle era  bruna, accapponata dal freddo, e la bocca aveva i lineamenti delicati, anche se adesso era screpolata dal vento. Gustavo rimase a pensare nel mistero che avvolgeva la ragazza che adesso si trovava a casa sua seduto nella poltrona, mentre lei si faceva la doccia e si metteva abiti secchi. 

Quando lei tornò al salotto, cominciarono a parlare. Il suo nome era Isabella, ed era appena arrivata in città quando era scoppiata la tempesta. Non conoscendo il posto aveva corso in direzione alla prima casa che aveva trovato, che era quella di Gustavo.
I due giovani rimasero a chiacchierare tutta la notte, e nessuno dei due si rese conto dell'ora fino a quando il chiarore grigio dell'alba entrò dalle finestre, che avevano la tapparella alzata. Gustavo si meravigliò, poiché era la prima volta che dialogava per così tanto tempo con una persona. Siccome doveva lavorare fra un paio d'ore, decise di andare a dormire un po', così, offrì alla ragazza il suo letto e lui si coricò nel divano, per riposarsi per lo meno un po' prima di andare a lavorare.

aprile 06, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - Una nuova routine

L'inverno era passato e Gustavo cominciò a cercarsi un lavoro (ormai i risparmi erano quasi del tutto consumati). Adesso in città era una persona conosciuta, ed essendo amabile con tutti, anche se abbastanza riservato, riuscì a fare amicizia con le persone, e dopo un po' trovò un posto nell'hotel dove aveva alloggiato quando era appena arrivato in città. Con il suo carattere gentile e la sua prontezza nel lavoro, riuscì ad inserirsi presto nella comunità, e non lo vedevano più come l'eccentrico della casa abbandonata.

Anche se era già conosciuto e conosceva tutti, lui era comunque un tipo solitario per natura. Gli piaceva, uscendo dal lavoro, tornare a casa senza fretta, camminare per la via che portava al bosco che si allungava fino alla cima della montagna in cui si appoggiava l'intero comune. La naturalezza lo attirava, gli piaceva sentire il mormorare delle foglie quando il vento le baciava con delicatezza, e fra gli alberi aveva trovato un posto nel quale poteva sedersi e ammirare la luce del sole crepuscolare, che si diffondeva sopra la città come un manto d'oro dai riflessi arancione. "La vita è buona" pensava, e sentiva la gioia riempirgli il petto. 

Dopo il tramonto, tornava dando il giro attorno alla città, entrandoci per la via centrale, che portava dritto a casa sua. Cenava nel salotto, ascoltando musica o guardando la TV, per poi sdraiarsi comodamente nel divano e leggere un libro fino ad addormentarsi.
Qualche sera lui usciva con i colleghi del lavoro, bevevano e parlavano trivialità, ma in nessuna occasione gli altri riuscirono a scoprire qualcosa di nuovo sul forestiero che era venuto un giorno in pullman ed era rimasto in città.

Fra tutti c'era una persona che ci teneva di più a conoscere meglio il ragazzo: si trattava di Stella, che lavorava come receptionist nell'hotel e si era innamorata pazzamente di lui. La sua era quasi un'ossessione, ma sembrava che Gustavo non percepisse gli sguardi ardenti che lei gli dedicava mentre lavoravano insieme, le sue attenzioni e piccoli regali, che ricevevano in cambio un semplice "grazie"; poi lui tornava a fare quello a cui si stava dedicando. Stella era disperata d'amore.

aprile 05, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - La casa

In una piccola città nascosta fra le montagne, c'era una casa che occupava un luogo importante della via principale. Era una casa antica, di quelle fatte da persone a cui piace lo spazio, con saloni enormi e camere in cui c'entrerebbe un intero appartamento di oggigiorno. Le finestre occupavano tutta la facciata e le porte, di ferro battuto scurito dal tempo, erano chiuse da così tanto tempo che nessuno si ricordava più quando erano state aperte per l'ultima volta.
Nessuno abitava in quella casa da quando il suo ultimo abitante, un anziano signore che non usciva mai di casa, era morto di cause naturali. Una signora vecchia quasi quanto lui se ne aveva preso cura, ed era uscita con la salma del suo capo portando una piccola valigia fra le mani, per non tornare mai più.

In un soleggiato pomeriggio di estate, un ragazzo arrivò in città. A lui piaceva abitare in luoghi piccoli e tranquilli e, quando aveva scoperto quella cittadina perduta fra le montagne, fece le valigie, radunò i suoi risparmi e prese il pullman che lo porterebbe lì. Una volta arrivato, prese una camera nell'unico albergo del posto, uscì a conoscere un po' i dintorni e cominciò a cercare un luogo appropriato per abitare.
Quando vide nella finestra di una piccola agenzia immobiliare che c'era una casa grande venduta a un prezzo ridicolamente basso, non ci pensò due volte. Dopo avere visto la casa, se ne innamorò. Secondo la signora dell'agenzia, la casa era tutta arredata, e l'unico problema era lo stato di abbandono in cui si trovava, dopo tanto tempo vuota.

Il primo giorno nella nuova dimora fu emozionante per Gustavo. La casa, immensa, era molto sporca dopo gli anni in disuso, la pittura squarciata e il tetto pieno di muffa conferivano all'insieme un aspetto lugubre, ma i mobili erano solidi, di quelli antichi, fatti per durare nel tempo.
Gustavo lavorò da solo nella ristrutturazione della casa, poco a poco, togliendo le ragnatele, levigando il tetto e le pareti, pitturando e lucidando ogni angolo dell'immobile, togliendo le logore tende, scure e pesanti, che nascondevano le magnifiche finestre.
Le persone in città si domandavano chi era quel giovane venuto da solo, che passava i giorni a lavorare nella casa abbandonata, senza chiedere l'aiuto di nessuno, senza lamentarsi con i vicini della quantità di lavoro da fare ancora, senza condividere qualsiasi informazione su sé stesso con quelli con cui parlava una volta ogni tanto. "Sarà un eccentrico", era quello che si dicevano nelle riunioni del pomeriggio.

La ristrutturazione si durarono diversi mesi, in cui lui si sostentò con i propri risparmi. Dopo tanti sforzi, i risultati furono veramente appaganti. Il pavimento brillava, le pareti, dipinte con colori caldi e allegri, conferivano vita agli spazi, persino i mobili sembravano vecchi ringiovaniti. Gustavo era felicissimo quando entrò nel suo salotto, accese il camino (perché ormai era inverno) e si sedette davanti per leggere un libro. A lui piaceva la vita solitaria e adesso, con la casa perfetta, era pienamente soddisfatto.