aprile 10, 2017

Il mistero della ragazza comparsa - La ragazza nella tempesta

Una notte, una tempesta si abbatté sulla città. Il vento agitava gli alberi, le gocce d'acqua, grosse e veloci, picchiavano le finestre come se chiedessero il permesso di entrare, mentre scuotevano le foglie che lottavano per rimanere attaccate ai rami degli alberi e bagnavano le strade con ferocia. Gustavo era al riparo nel suo salotto, leggendo un libro e, a intervalli, addormentandosi cullato dal frastuono della pioggia, che era per lui una buona compagnia notturna. Stava in procinto di andare a letto quando, tutt'a un tratto, sentì suonare il campanello. 
Aspettò un attimo, per essere certo che non l'aveva immaginato, ma sentì nuovamente il suono stridente del campanello e lui guardò attraverso le tende per vedere chi poteva essere, sorpreso di essere visitato (mai aveva ricevuto la visita di qualcuno) e sopratutto in quel orario e sotto quelle condizioni climatiche. 

donna sotto la pioggia
C'era una ragazza sulla soglia della porta, bagnata fradicia e tremante di freddo. Lui non la conosceva ma, vedendola in quelle condizione, ne ebbe pietà e corse ad aprire la porta. Lei entrò e sospirò alleviata. Gustavo le offrì la sua poltrona, mettendola ancora più vicina al camino, e andò in fretta a cercare un telo da bagno per lei, ma la ragazza gli disse che preferiva cambiarsi i vestiti bagnati. Fu soltanto in quel momento che lui si rese conto che in una delle sue mani lei afferrava una piccola valigia marrone. Un po' scioccato dalla sua disinvoltura, la portò in una delle camere da letto vuote e le indicò con un cenno del capo la porta del bagno. Fino a quell'istante lui non sapeva niente sulla fanciulla, che non gli aveva detto il suo nome o perché si trovava in quel posto, ma in cuor suo sapeva una cosa: era la donna più bella che avesse mai visto in vita sua. 
Anche se era tutta bagnata, la sua bellezza era notevole: i capelli scuri da cui colava l'acqua, gli occhi grandi, neri come pietre di onice, che brillavano fra ciglia folte e lunghe. La pelle era  bruna, accapponata dal freddo, e la bocca aveva i lineamenti delicati, anche se adesso era screpolata dal vento. Gustavo rimase a pensare nel mistero che avvolgeva la ragazza che adesso si trovava a casa sua seduto nella poltrona, mentre lei si faceva la doccia e si metteva abiti secchi. 

Quando lei tornò al salotto, cominciarono a parlare. Il suo nome era Isabella, ed era appena arrivata in città quando era scoppiata la tempesta. Non conoscendo il posto aveva corso in direzione alla prima casa che aveva trovato, che era quella di Gustavo.
I due giovani rimasero a chiacchierare tutta la notte, e nessuno dei due si rese conto dell'ora fino a quando il chiarore grigio dell'alba entrò dalle finestre, che avevano la tapparella alzata. Gustavo si meravigliò, poiché era la prima volta che dialogava per così tanto tempo con una persona. Siccome doveva lavorare fra un paio d'ore, decise di andare a dormire un po', così, offrì alla ragazza il suo letto e lui si coricò nel divano, per riposarsi per lo meno un po' prima di andare a lavorare.

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