Quella sera, entrando a casa, il Topo disse alla moglie:
- Cara mia, se ti raccontassi cosa mi è accaduto oggi!
Tutto eccitato, il Topo corse a sedersi nella sua poltrona favorita accanto al fuoco e i suoi figli si sedettero davanti a lui, per terra. La moglie lo guardò e gli disse, un po' annoiata (perché sapeva quanto lui adorasse raccontare un sacco di bugie):
- Cosa? Hai trovato un frutto grande quanto una casa? Oppure ti sei mangiato un gatto? - disse, facendo tremare nervosamente la punta del naso e i lunghi baffi.
- No, qualcosa di meglio: ho salvato la vita a un grosso leone! Adesso siamo i migliori amici che siano mai esistiti.
La signora Topo sbuffò incredula e, dopo aver dichiarato che aveva molto da fare, se ne andò in cucina a preparare la cena. Ma i topolini urlarono felici e, saltellando attorno al padre, gli chiesero tutti i dettagli di quel meraviglioso incontro. A quel punto il Topo, soddisfatto dell'attenzione che riceveva dai suoi figlioli, raccontò quello che gli era capitato.
Il giorno seguente, tutta la foresta sapeva che c'era un topo eroe in giro. I topolini avevano raccontato la storia ai loro amici, che l'avevano riferita ai loro genitori e questi l'avevano commentata al bar mentre facevano colazione. L'audace topo che aveva scacciato da solo un gruppo enorme di cacciatori, spaventandoli a morte, era il tema di conversazione di tutti quanti. Immaginare il leone impaurito che aveva supplicato al topo di slegarlo e salvarlo e che, una volta libero, si era nascosto dietro ai cespugli mentre il topolino faceva saltare di qua e di là i cacciatori spaventati li faceva ridere fino alle lacrime. Si congratulavano con la signora Topo che, con molta vergogna, accettava i complimenti, pur sapendo in cuor suo che sicuramente nella storia c'era una punta (o anche più) di fantasia.
- Se tutti fossero coraggiosi come quel topo, saremmo tutti più sicuri - dicevano ammirati - e gli uomini ci lascerebbero in pace.
La storia raggiunse le orecchie dell'altro suo protagonista, il Leone, il grande re della foresta. Il giorno prima lui, stanco dopo lo stressante episodio in cui aveva pensato che avrebbe perso la vita, era arrivato a casa, fatto un cenno con il capo alle leonesse e i cuccioli e si era messo subito a letto. Loro non sapevano cosa era successo, ma l'indomani sua moglie lo svegliò con la notizia che lui era lo zimbello della foresta.
- Come è possibile! Il tuo migliore amico… un topo! Che ti ha salvato un TOPO? Un simile animaletto ha scacciato quelli che ti avevano imprigionato? Sei fuggito impaurito (!) mentre ti facevi difendere da un topo!? Dimmi adesso come faremo a uscire di casa a testa alta? - piagnucolavano i leoncini mentre nascondevano la faccia fra le zampe.
Le leonesse non dicevano niente: erano impegnate a nei preparativi per la caccia notturna, e stavano decidendo quali insulti avrebbero usato quando avessero incontrato le loro nemiche, le iene.
- È tutta una bugia! - rispose il Leone innervosito. - Sì, è vero che lui ha morso i lacci che mi avevano intrappolato, ma poi siamo scappati tutti e due! E comunque, lui lo ha fatto perché aveva un debito verso di me: alcuni giorni prima io lo avevo lasciato vivere quando lui mi aveva svegliato. Lui è un topo molto irritante, non faceva altro che saltellarmi addosso e ridacchiare vicino alle mie orecchie, mi ha svegliato proprio nella parte più bella del mio sogno… volevo mangiarmelo, io, ma lui mi ha implorato in ginocchio che io lo lasciassi vivere e io, sentendomi benevolo, l'ho lasciato andare.
- Però, - disse la leonessa sua moglie, con un luccichio divertito negli occhi - a me il signor Leopardo, nostro vicino, mi ha detto che ormai tutti sono al corrente del fatto che come amico del cuore hai scelto un piccolo, insignificante topo e…
- Non è vero! - La interruppe il Leone, ormai molto arrabbiato - Io ho perdonato la sua impertinenza, lui mi ha retribuito la mia magnanimità con un piccolo contributo a salvarmi la vita. C'era un debito che è stato pagato, ed è finita lì. Neanche so come si chiama questo maledetto topo!
Nelle settimane che seguirono si continuò a parlare dell'accaduto. Chi conosceva bene il Topo non dava molto credito alle sue affermazioni, ma per parecchi giorni il Leone evitò di farsi vedere in pubblico, perché era stufo di sentire le battutine sarcastiche degli altri e gli sguardi che gli lanciavano alle spalle. Fino al giorno felice in cui si diffuse nella foresta l'ultima novità: la moglie principale del signor Ippie, il più grosso ippopotamo della foresta, era fuggita con un giovano ippopotamo arrivato nella zona da un paio di giorni. Una notizia così grossa doveva per forza accaparrare l'attenzione di tutti. Per il Leone fu un gran sollievo. Finalmente poteva lasciarsi alle spalle quella assurda storia sua sua amicizia con un topo supereroe. Ma per il Topo fu un evento molto doloroso. Si era abituato agli elogi e alle lodi, e tornare a essere un semplice signor Topo qualunque lo fece decidere di non raccontare mai più nessun evento della sua vita agli altri. La signora Topo rimase così felice per questa decisione che si mise a ballare, e continuò a ballare per una settimana intera.
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